lunedì 3 giugno 2013

La lobby italiana delle basi di guerra e delle armi

Pubblichiamo il video messaggio dell'intervento di Antonio Mazzeo, realizzato per il convegno del 1 e 2 giugno scorsi. 
Appena disponibili, pubblicheremo anche tutti gli altri materiali (interventi, foto, ecc.). Intanto, un semplice ma sentito Grazie a tutti/e voi che avete partecipato al convegno!


VIDEO: La lobby italiana delle basi di guerra e delle armi - di Antonio Mazzeo

http://www.dailymotion.com/video/x10dpe2_la-lobby-italiana-delle-basi-di-guerra-e-delle-armi_news#.Uao94ixH4cB

Dietro la proliferazione delle basi Usa e Nato in Italia e l'installazione dei droni e del MUOS di Niscemi ci sono anche gli interessi dei manager di Finmeccanica e dei grandi gruppi finanziari e bancari nazionali. Limitazioni della sovranità ed espropri di diritti e territori in cambio di poche commesse e drastici tagli all'occupazione
ANTONIO MAZZEO - http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

domenica 2 giugno 2013

INTRODUZIONE al convegno: Armi, guerre e territorio

 
Introduzione al convegno: “Armi, guerre, territorio”, lancio del “Forum contro la guerra”
Elio Pagani, 01.05.2013

L’idea di questo convegno venne anzitutto al comitato “No M346 a Israele” che organizzò la manifestazionedel 13.10 scorso contro, appunto, la vendita da parte di AleniaAermacchi – Finmeccanica, degli addestratori armati ad Israele.
Velivoli che Israele utilizzerà per addestrare i piloti per il cacciabombardiere “invisibile” F35 e, visto i precedenti come l’ “operazione piombo fuso”, non ne è escluso l’utilizzo contro la popolazione palestinese, avendo l’M346 anche le caratteristiche di velivolo per l’attacco al suolo.

L’organizzazione di quella manifestazione faceva ben sperare e la buona partecipazione alla stessa confermò le aspettative, rafforzando il nostro ottimismo, così, a qualcuno/a di noi venne in mente di rilanciare l’iniziativa non solo contro la produzione bellica, ma contro la guerra, di cui le armi sono lo strumento principe, e di provare a rilanciarla, non solo a livello territoriale, ma anche nazionale.

Avevamo agito contro la produzione bellica di una azienda divenuta sede legale di una controllata del colosso bellico Finmeccanica, una azienda che ha un peso significativo per il territorio in cui opera condizionandolo pesantemente e facendolo dipendere economicamente dalle commesse militari, legando ad essa l’occupazione di circa 1800 lavoratori (in buona parte tecnici ed operai specializzati) ed un indotto diffuso.

Una centralità anche culturale, esaltata a livello massmediatico dal proclamarsi luogo di eccellenza nella R&S in campo scientifico-tecnologico e dal proporsi nei miti del volo (per essa l’intera provincia di Varese è proclamata “provincia con le ali”) e del “potere aereo” (produttrice di strumenti di difesa e di proiezione dei nostri interessi in tutto il globo, biglietto da visita del “Made in Italy” avanzato).

Ci siamo chiesti/e cosa fosse meglio fare per continuare nella direzione tracciata e come rendere più efficace l’intervento per liberare il nostro territorio dalla dipendenza alla produzione bellica ed ottenerne la smilitarizzazione (a pochi km da qui vi è la Base NATO di Solbiate Olona, uno dei centri direzionali della missione militare in Afghanistan), ciò anche sulla falsariga di iniziative precedenti di DisArmiAmoLaPace, del Comitato Varesino per la Palestina e di altri soggetti con i quali avevamo aperto una campagna a livello provinciale contro gli F35.

Fu naturale strutturare un primo collegamento con il comitato novarese NoF35 impegnato a costruire una resistenza alla realizzazione dello stabilimento in cui ha iniziato ad essere assemblato questo pericoloso cacciabombardiere (che ora si vuole dotato anche delle rinnovate bombe nucleari americane B61, residuato della guerra fredda e stoccate negli aeroporti di Aviano e Ghedi). Stabilimento non a caso realizzato all’interno di una base militare, quella di Cameri.

Con loro ci siamo chiesti/e se fosse possibile lanciare un “Forum contro la guerra”, come suggeriva anche il missionario comboniano Alex Zanotelli, già direttore di Nigrizia ed ora di Mosaico di Pace, nel suo intervento pronunciato davanti ai cancelli di AleniaAermacchi l’ottobre scorso.

Un forum che permettesse da una parte il confronto e l’interazione tra i soggetti che, come facciamo noi, praticano a livello di base una resistenza territoriale agli strumenti che rendono possibile la guerra (basi militari e produzione bellica), dall’altra un più stretto collegamento con i soggetti (scienziati/e, intellettuali, ricercatori, docenti) che abbiano elaborato e che studiano il fenomeno guerra, a partire dall’analisi dei nuovi concetti strategici delle potenze dominanti (USA, NATO, ecc.).
Infine, chiamare al confronto i soggetti che a livello nazionale già sono attivi per il disarmo e la costruzione della pace, chiedendo anche ad essi di interagire con quelle elaborazioni e con gli attori che praticano la resistenza alla guerra a livello di base.

L’idea è quella di mettere in rete queste esperienze e trovarne un minimo comune denominatore, per tentare di risollevare l’intero arcipelago pacifista dalle difficoltà in cui da anni si dibatte, difficoltà prodotte soprattutto dagli effetti della guerra endemica in cui siamo immersi, che acceca e distorce le coscienze, difficoltà prodotte altresì dallo scarso utilizzo della analisi sulla guerra cui è giunta l’elaborazione, in particolare l’analisi sui caratteri che ha assunto la “neoguerra” chiamata “pace” affacciatasi dal 1990.

E’ pacifico per tutti/e che costruire la Pace è impresa complessa.

Se Pace non è solo “assenza di guerra” diviene obiettivo poliedrico da affrontare a molti livelli: da quello etico, morale, spirituale, a quello della capacità di gestire i conflitti in modo nonviolento, a quello della realizzazione di strutture istituzionali locali, nazionali e sovrannazionali capaci di garantire il godimento del “diritto alla Pace” e di tessere una sicurezza umana comune.

Ma due colonne portanti per la costruzione dell’edificio della Pace sono l’azione per l’abolizione della guerra e quella per il disarmo.

A proposito della necessità di ripartire dall’analisi della guerra, nella sua presentazione al libro “La strategia dell’impero. Dalle direttive del Pentagono al Nuovo Modello di Difesa” (1992), Raniero La Valle scriveva:

<Questo libro, scritto con urgenza, deve essere letto con urgenza, Non può essere posposto a nessun’altra lettura; anzi bisognerebbe leggere solo questo libro (…).

Questo libro dev’essere letto, perché o c’è scritto, se non faremo niente, il nostro destino di uomini e donne che mancano al compito della loro salvezza, proprio quando questa sembrava vicina,

o c’è scritto per contrasto, il compito di uno straordinario riscatto spirituale, istituzionale e politico, quale nessuna generazione ha dovuto affrontare prima di noi.

(…) è un libro (che) riferisce e collega fatti, progetti e documenti che modificano profondamente la nostra percezione del reale:

perché se dopo l’89, e nonostante la guerra del Golfo, noi avevamo l’impressione che la guerra, almeno nelle sue maggiori dimensioni fosse ormai trattenuta, e dotata di una “bassa probabilità di occorrenza”, per usare il linguaggio dei nostri generali, questi documenti ci mostrano invece che, dopo l’89, nella visione dei poteri vincenti la guerra è totalmente liberata, non più ostaggio del vituperato Impero del male, e gratificata della più alta probabilità di occorrenza,

fino ad essere eletta come strumento sovrano del mondo: totalmente disponibile all’esercizio, totalmente pervasiva della politica (nell’eufemismo italiano non più “politica della difesa” ma “difesa della politica”) e avente al suo servizio una “forza totale” opportunamente preposizionata in tutto il mondo;

 credevamo insomma che il riarmo fosse finito e la guerra conclusa, e invece solo ora comincia.

Questo libro è nato da una intuizione di padre Balducci, forse la sua ultima intuizione, prima di quella definitiva sulla casa del Padre.

Questa intuizione, con lucidità investigativa, si fondava su un indizio. L’indizio era il nuovo “Modello di Difesa” italiano, su cui molti di noi avevano cominciato ad inquietarsi, o perché ne avevano dovuto reggere l’impatto in parlamento, o perché colpiti, come studiosi e come giuristi, dal suo palese ed eversivo contrasto con la costituzione (…)>.

***
A quante guerre l’Italia ha partecipato attivamente da allora?
Sulla base di quali nuovi concetti strategici?

Quante norme che configuravano il diritto alla Pace, sono state di fatto distorte e annientate dalla “guerra permanente” o meglio dalla “prevenzione attiva”, come la chiama il NMD?
Questo vale per quelle contenute nello Statuto dell’ONU e nell’art.11 della nostra Costituzione, ma vale anche per la L.185/90, sul controllo e la limitazione dell’export di armi….

Questi sono dunque i temi che i relatori affronteranno, cui si aggiungeranno quelli relativi agli strumenti di morte che la guerra usa: le armi, la loro produzione, il loro dispiegamento nelle basi e nei traffici, la manipolazione della informazione, che rende accettabili alle masse operazioni imperiali anche costellate di massacri, spacciate per operazioni umanitarie ma miranti ad accaparrarsi risorse necessarie a mantenere lo “stile di vita” dei paesi opulenti, il nostro stile di vita.

Quali azioni contro la guerra e quali alternative ad essa possiamo praticare?
Quali caratteristiche hanno avuto le mobilitazioni contro la guerra e gli strumenti di morte?
Quale radicamento ha tra la nostra gente la nostra iniziativa, quali obiettivi sono stati raggiunti e quali sono le difficoltà ed i punti critici?
Su quali basi, su quali obiettivi e con quali modalità possiamo rilanciare le nostre iniziative?

Quali sono le prospettive per il “Forum contro la guerra?”

Queste sono le domande a cui cercheremo di rispondere nella mattinata e nel primissimo pomeriggio di domani.

Buon lavoro, e mille ringraziamenti a tutti/e coloro che hanno reso possibile l’iniziativa, a partire da Padre Massimo ed i suoi Comboniani che ci hanno messo a disposizione questa magnifica struttura, importante anche dal punto di vista simbolico, affacciandosi essa sulla linea di volo e gli stabilimenti di AleniaAermacchi, una fabbrica di guerra che vogliamo riconvertire alla produzione di strumenti di pace.

Un ringraziamento anche a Stefano, che da lassù ci spinge con forza a proseguire nell’azione contro la guerra e per costruire un mondo in pace in cui prevalga l’umanità di ciascuno.

Un ringraziamento a tutti/e voi presenti ed in particolare agli attivisti dei comitati di base che nei territori lottano contro basi militari e produzioni belliche, e che si sono sobbarcati anche il sacrificio di essere qui oggi e domani.

Siamo in tanti/e e questo è di buon auspicio e un augurio di buona riuscita dei nostri lavori.

mercoledì 29 maggio 2013

APPELLO - TANGENTI SULLA VENDITA D’ ARMI : QUANTO VA AI PARTITI?

Padre Alex Zanotelli, che introdurrà il nostro convegno di sabato 1 e domenica 2 giugno, ha lanciato un APPELLO dal titolo : TANGENTI SULLA VENDITA D’ ARMI : QUANTO VA AI PARTITI?


L'appello ha due scopi:

1.   Una richiesta al parlamento affinchè istituisca  una commissione incaricata di investigare la connessione tra vendita d’armi e politica che elimini il Segreto di Stato su tali intrecci.

2.   Un appello a tutti i gruppi, associazioni, reti, impegnati per la pace, a mettersi insieme, a creare un Forum nazionale come è stato fatto per l’acqua.
 


Per sottoscrivere l'appello di p. Alex si può cliccare sul seguente link:




La Redazione del sito www.ildialogo.org

Comunicato di Adesione del Comitato Antifascista di Busto Arsizio

Il Comitato Antifascista di Busto Arsizio aderisce al Convegno di Venegono Superiore sul tema Armi Guerra e Territorio.
A livello nazionale agli italiani gli viene raccontato che non ci sono soldi per avere diritto a servizi essenziali e qualitativamente più efficienti quali sanità trasporti e scuole.
Dall’altra gli impegni dei governi che si susseguono sugli armamenti non diminuiscono mai.
Questo accade purtroppo non solo in Italia ms questo è un grave problema che riguarda tutti i paese europei e del mondo capitalista.
Non solo ma anche le politiche di devastazione dei territori, nonostante gli impegni formali di non consumo di nuovo suolo, continuano. Le aree devastate da interventi di industrializzazione selvaggia e quindi inquinate da anni di scarichi tossici, non hanno nessun padre che si dichiari responsabile e che avvii le bonifiche di risanamento.
Tutto ciò accade perché le logiche che sovraintendono i destini di intere popolazioni, sono logiche di sfruttamento capitalistico e non per il bene comune.
I popoli sono chiamati a rendersi conto di tutto ciò e a ribellarsi.

Ora e Sempre Resistenza.

Comitato Antifascista di Busto Arsizio

sabato 25 maggio 2013

ADESIONE RETE NAZIONALE DONNE IN NERO


Al Movimento NO-F35 del novarese e al Comitato NO-M346 del Varesotto


Nell’ottobre dello scorso anno le Donne in Nero di Varese e la Rete italiana Donne in nero hanno aderito alla manifestazione “No M346 a Israele” e ora abbiamo ricevuto la vostra proposta di costituire un “FORUM contro la guerra” e il vostro invito a partecipare al convegno di studio “Armi, guerre, territorio” che si terrà l’1 e il 2 giugno a Venegono superiore.
Siamo molto contente che stiate facendo questo lavoro così impegnativo, tanto più difficile in questo periodo. Ve ne ringraziamo, e al tempo stesso riteniamo opportuno esporvi alcune nostre considerazioni.

In un incontro nazionale della rete delle Donne in Nero, tenutosi a Roma il 6-7 aprile, molte hanno detto di avere intenzione di partecipare al convegno dell’1-2 giugno, ma hanno anche espresso riserve sull’impostazione del Documento di lancio e della proposta di contenuti, tutti “neutri”: cioè insensibile al fatto che esistono donne e uomini e che non è opportuno appiattirle/i in un universo indistinto. Abbiamo quindi concordato di farvi conoscere fin d’ora le nostre riflessioni, perché già nel percorso che porterà a Venegono possa avvenire quel “confronto fra concezioni e visioni diverse, in un clima di fiducia, senza nascondere le eventuali differenze” di cui parla il documento a p. 3.

            Condividiamo l’intenzione che nel confronto si esprimano – e si ascoltino reciprocamente – “visioni diverse”. Proprio perciò ci pare necessario tener conto del fatto che i “contenuti” non sono astrattamente oggettivi, ma profondamente segnati dalla soggettività e dal punto di vista di chi li formula. Per noi non si può prescindere dalla differenza tra i modi di viversi e di essere percepite/i come donne e come uomini; sono costruzioni storiche e culturali, processi di lungo periodo che in particolare hanno fatto sì che per le une e gli altri siano stati e siano diversi i rapporti prevalenti con il militarismo, le armi, le guerre.

Per quanto ci riguarda come Donne in Nero, la nostra rete è nata alla fine degli anni ’80 da un piccolo gruppo di ebree israeliane che scesero in strada contro l’occupazione dei Territori Palestinesi da parte del loro stato. A fondamento della protesta c’era la volontà di manifestare il rifiuto della logica del nazionalismo militarista, della divisione insuperabile tra “noi” e “loro”; nel decennio successivo, specie attraverso l’impegno di pensiero e di azione del gruppo di Donne in Nero che si era formato a Belgrado, divenne sempre più intensa la consapevolezza del legame costitutivo tra il nazionalismo e il patriarcato, tra l’uso della violenza e il disconoscimento e l’inferiorizzazione dell’altro-da-sé: modalità che hanno pervaso e pervadono le relazioni gerarchiche e di dominio su cui le varie società hanno fondato il rapporto uomo-donna e i ruoli femminili e maschili.

E’ per queste ragioni, qui appena sommariamente abbozzate, che consideriamo importante che su “armi, guerre, territorio” ci si confronti tenendo presente quanto profondamente vi sia implicato il maschilismo tradizionale: consideriamo necessario porsene il problema perché donne e uomini escano dalla prospettiva bellicosa per cui è il più forte che vince e lavorino per una trasformazione radicale delle culture.

Non dubitiamo che tra “i relatori” (nominati a p. 5 del “Documento di lancio”) si sottintenda che verranno invitate donne e uomini, ma ciò che ci preme è che nel convegno siano presenti sguardi attenti a come le differenze di genere interagiscono con la smilitarizzazione delle menti e delle pratiche di vita; non pensiamo che questo lo debbano o possano fare soltanto donne: anzi, ci pare che vada dato spazio a quanti stanno scavando nelle concezioni del maschile entro cui essi stessi si sono formati, per contribuire a smontare le millenarie pulsioni al dominio e alla violenza che vi sono state impresse.

Per rendere più concreto che cosa intendiamo, facciamo un esempio: a p. 2 del documento c’è una considerazione – sulla “alta spesa militare, ovunque pagata dai cittadini attraverso i tagli alle spese sociali” – certamente condivisibile, purché però nell’insieme dei “cittadini” si badi all’esistenza delle cittadine e le si veda nella loro condizione di principali – spesso uniche – erogatrici di quel lavoro di cura su cui si regge il tessuto sociale e che diventa sempre più gravoso con l’appesantirsi dei tagli.

Inoltre ci sembra che ciascuna e ciascuno di noi dovrebbe fare ogni sforzo per smilitarizzare il proprio linguaggio, quando è manifestamente espressione di quella cultura bellicosa che vogliamo disarmare, come per la parola “strategie”. Per ragioni analoghe ci pare del tutto inopportuno che si parli di cittadini, lavoratori, relatori... , tanto più che l’invito a partecipare è invece rivolto a “tutti/e”. Il linguaggio esprime e veicola mentalità e culture; a nostro parere, usare il maschile come onnicomprensivo si porta dentro la cancellazione delle donne dai soggetti che contano.

Per queste ragioni desideriamo farvi alcune proposte. Ad esempio, rispetto alla “riconversione in senso pacifico delle produzioni” belliche, siamo totalmente d'accordo sulla necessità di “non mettersi in conflitto con l'interesse vitale e immediato dei lavoratori del settore” e ne siamo tanto più convinte nell'attuale drammatica situazione di perdita del  lavoro e di povertà. Su questo tema vorremmo confrontarci tenendo conto di quali siano i lavori cui va dato valore prioritario: anziché alla “produzione” di oggetti – e tanto più di armi – alla dimensione della “cura” già citata sopra.

Vorremmo proporre anche di parlare di esperienze di gruppi e reti di donne pacifiste, nonviolente, femministe antimilitariste. Esperienze che includono numerosi casi di partecipazione a iniziative miste perché è nella realtà concreta di un mondo fatto di donne e di uomini che ci preme portare il contributo delle nostre specificità.

Infine, ci riconosciamo nell’intenzione, che l’invito dichiara a p. 1, di voler cercare “denominatori comuni su cui fondare azioni più condivise ed efficaci” e nella sollecitazione, espressa nel Documento a p. 3, a entrare in rapporto tra realtà diverse non per imporsi “con mire egemoniche” ma per affiancarsi e lavorare insieme. La prospettiva di un confronto sensibile alle differenze a nostro parere significa anche aprirsi a nuove opportunità di arricchire il proprio punto di vista e cogliere  quanto sia continuamente necessario misurarsi con la pluralità delle alternative lungo cui si può camminare.

6 maggio 2013
                                                                                              La rete nazionale delle Donne in Nero

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Care Amiche,
Vi ringraziamo per il vostro contributo in vista dell'incontro di Venegono di inizio giugno.
Stiamo cominciando un percorso faticoso, che sarà difficile proseguire senza un vero allargamento di contributi diversi e variegati.
Concordiamo con i rilievi che fate al documento.
Chiediamo qualche attenuante riguardo al lessico leggermente sessista. È comunque vero che, a dar tutto sottinteso, magari si dà eccessiva fiducia alla capacità di comprensione di chi non è ancora libero da pregiudizi.
Cercheremo di stare attenti nella stesura dei prossimi documenti; e speriamo che voi ci possiate essere d'aiuto.
Quanto al resto: se ne discuterà appunto nelle due giornate di incontro. Una discussione che speriamo possa essere aperta, sincera, senza pregiudizi. Una discussione nella quale anche posizioni apparentemente distanti possano poi comunque trovare una sintesi in vista dell'obiettivo superiore che ci proponiamo: il contrasto delle guerre e delle strutture sociali gerarchiche (e patriarcali) che le generano e che le rendono funzionali allo sfruttamento di chi è più debole.
Vi chiediamo se possiamo inserire il vostro testo nel blog di riferimento dell'incontro di Venegono, così che possa essere letto ed apprezzato da tutti.
Vi chiediamo infine se possiamo considerare la vostra associazione come aderente ufficiale all'iniziativa in questione e se parteciperete alle due giornate. In particolare sarà molto interessante discutere con voi in occasione dell'incontro dei movimenti e delle realtà locali in lotta che si terrà nella mattinata di domenica 2 giugno.

Un saluto affettuoso ed un arrivederci a Venegono.

Movimento No F-35 del novarese -  Comitato No M-346 del varesotto
                                                                                               

martedì 21 maggio 2013

INFORMAZIONI LOGISTICHE per CONVEGNO 1 e 2 Giugno

Di seguito, pubblichiamo alcune utili informazioni per facilitare la vostra partecipazione al convegno del Forum Contro la Guerra. 
Invitiamo tutti/e a mandare, ENTRO GIOVEDì 30 MAGGIO, una mail di prenotazione, indicando se si fermeranno a dormire e/o a mangiare. 
Inoltre, vi invitiamo ad essere puntuali, in quanto il convegno comincerà all'orario stabilito per permettere a tutt* i relatori e le relatrici di avere lo stesso tempo a disposizione. Grazie.

Per ulteriori chiarimenti ed informazioni: forum.no.guerra@gmail.com
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Il convegno del 1 e 2 giugno si terrà al castello dei Missionari Comboniani, in Via delle Missioni, 12 a Venegono Superiore (VA). 


COME ARRIVARE:

In auto: Da Milano: Autostrada A8 Milano-Varese, uscita Gallarate poi SP12 per Tradate e SS233 per Venegono Superiore.

In treno (TRENORD): Da Milano Nord Cadorna: direzione Laveno Mombello. Scendere alla stazione di Venegono Superiore.

La stazione di Venegono Superiore dista 1,6 Km dal castello ( 15 o 20 minuti a piedi).Sarà messo a disposizione un servizio navetta, solo su richiesta, per coloro che fanno fatica a camminare. Mandare una mail a: forum.no.guerra@gmail.com 
 

DOVE DORMIRE:

I missionari comboniani hanno messo a disposizione 38 posti letto (di cui 8 in camera singola). E' richiesta un'offerta libera per il pernottamento.
Vi è, inoltre, la possibilità di dormire in tenda nell'ampio parco del castello (portare tenda e sacco a pelo).

Per prenotazioni mandare una mail a: forum.no.guerra@gmail.com


DOVE MANGIARE:

La cena a buffet di sabato 1 giugno, si terrà al refettorio del castello dei missionari comboniani (offerta a partire dai 7 euro). 
Domenica 2 giugno si pranzerà al refettorio dei comboniani con della pizza da asporto (costo individuale).

Per prenotazioni mandare una mail a: forum.no.guerra@gmail.com

APERITIVO MUSICALE pro Convegno 1 e 2 giugno



VENERDÌ 24 MAGGIO

DALLE ore 19.00
al Kinesis di Tradate (Via Carducci, 3) 
APERITIVO e MUSICA DAL VIVO
 
A sostegno dell'incontro/convegno "Armi, guerre e territorio" che si terrà 1 e 2 giugno a Venegono Superiore.

INFO: http://forumnoguerra.blogspot.com/



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