sabato 1 marzo 2014

RESOCONTO CONVEGNO 7 DICEMBRE 2013



Continua il percorso per la costituzione del Forum nazionale contro la guerra.

Dopo la partecipata manifestazione del 13 ottobre 2012 contro la vendita degli aerei M346 ad Israele, che ha fatto nascere l’idea, e dopo il convegno del primo e due giugno 2013 su “ Armi, guerra e territorio”,  la cui riuscita ha reso manifesta la bontà dell’idea, il recente convegno di approfondimento del 7 dicembre 2013 su di un tema già toccato a giugno ( informazione e guerra) ha confermato ulteriormente la necessità della nascita del Forum.
Molti interventi hanno toccato il tasto della frammentarietà del campo della pace e hanno ricordato, invece, quanto sia forte ed organizzato quello avverso.



Relazioni del mattino

Padre Massimo Robol, comboniano di Venegono Superiore, saluta i partecipanti, legge l’augurio di buon lavoro di Alex Zanotelli che mette in evidenza la rilevanza del tema scelto e ricorda con le parole di Mandela quanto sia importante dedicarsi con passione a ciò che si fa.

Fiorella Gazzetta presenta il programma dei lavori; prende quindi la parola Raffaello Zordan, giornalista di Nigrizia, che, partendo dalla situazione africana di cui ha profonda esperienza diretta, spiega l’importanza di costruire un reticolo di informazioni, di specializzarsi, di interloquire con chiunque; ricorda la necessità di una pressione costante della base e di una continua azione di lobby.
Marinella Correggia,  eco-attivista contro le guerre, già ospite a giugno, mette in guardia rispetto al controllo delle fonti di informazione. Chi controlla le notizie diffuse dai cosiddetti “attivisti”? Chi sono costoro? Gli stessi rapporti dell’ONU sono in realtà rapporti di commissioni costituite da non meglio precisati “esperti”. La manipolazione della informazione si è accentuata dalla prima guerra contro l’Iraq in poi. Evidenzia la contraddittorietà di alcune organizzazioni che sono contro la pena di morte e per la difesa dei diritti umani, ma non contro la guerra. I Paesi poveri sono privi di mezzi economici idonei a contrastare l’informazione diffusa dai Paesi ricchi. Ricorda alcune false notizie, accertate in seguito come tali: le incubatrici staccate dagli Iracheni in Kuwait, i bombardamenti della popolazione da parte di Gheddafi, quelli in Siria sulle code per il pane. Invita a diffidare di strumenti come Avaaz che mescolano cose buone al peggio (ad esempio la raccolta di firme contro Evo Morales).

Il giovane Paolo Borgognone , ricercatore e scrittore, membro del CIVG (Cerntro per le Iniziative per la Verità e la Giustizia) approfondisce alcuni aspetti particolari: parla
anche lui delle falsità a sostegno delle aggressioni, ma anche dei processi di mercificazione che riducono la società a mera società di consumatori. I giovani sono essi stessi merce. Più che beni di consumo si tende a produrre desideri, tutti destinati alla dismissione. Parla di virtualizzazione sociale e di dipendenza dallo strumento tecnologico. Si giunge ad “acquistare” anche il partner. Ricorda la strumentalizzazione del passato per valorizzare il presente.

Dopo avere preso atto, tra gli applausi, della gradita presenza in sala di Monsignor Luigi Bettazzi, si proiettano due acuti e divertenti spot pubblicitari contro gli F35.
Nanni Salio del Centro Studi Sereno Regis di Torino ricorda due importanti libri su armamenti e guerra scritti da un esperto: il generale Mini. Denuncia il pacifismo come passivismo e il continuo ritardo nel suo intervento. Anche la Chiesa giunge in ritardo, ad armi costruite e a guerre in corso. Al contrario, gli avversari sono efficienti professionisti. Denuncia infiltrazioni nelle ONG. Il giornalismo di pace deve indicare alternative e non limitarsi a denunciare. Il movimento per la pace è frammentario, senza struttura organizzata e logistica. Con un euro al giorno a testa si risolverebbe il problema del finanziamento.
Mariaelena Delia, attivista per i diritti umani-FGM, via Skype ricorda la figura di Vittorio Arrigoni, non solo attivista ma anche cronista, giornalista, scrittore. Ricorda quanto ebbe a dire Hamira Hass a Robert Fisk: compito principale del giornalista è monitorare i centri di potere.
Segue dibattito e pranzo “vegitaliano” su menù di Marinella Correggia.

Prima della ripresa dei lavori del pomeriggio rivediamo i due spot, alla presenza del loro produttore.

Giorgio Beretta, ricercatore, membro di RID (Rete Italiana Disarmo) e di UNIMONDO, si scaglia contro il tour in corso della nave Cavour, vera e propria esposizione itinerante di armamenti. Afferma che l’informazione c’è e si può avere, ma manca una adeguata diffusione. Occorre esercitare pressione sulle possibili rappresentanze parlamentari. I temi di intervento vanno individuati in base alla violazione della legalità: questo è lo spartiacque. Denuncia le carenze informative: nel bilancio sociale di Finmeccanica non viene indicato un solo Paese in cui sono vendute armi.

Giulietto Chiesa, saggista e giornalista per varie testate, via Skype torna sui temi a lui cari: l’imminenza della terza guerra mondiale, l’azzeramento del movimento pacifista. L’11/9 è stato uno spettacolo e lo spettacolo non è informazione. Noi siamo raggiunti da messaggi: il 5% sono informazioni, il 95% sono pubblicità e intrattenimento. Il consenso alle guerre si costruisce in quel 95%. Riferisce della esperienza argentina per un vero servizio pubblico televisivo e, su domanda,
conferma il suo impegno, da tempo coltivato, per creare una televisione privata libera. Annuncia che il progetto dovrebbe andare in porto a breve.
Intervengono quindi quattro rappresentanti NO TAV  della Val di Susa, che ricordano la storia della loro lotta e come non sia localistica; raccontano della repressione giudiziaria di cui sono vittime. Sulla informazione denunciano che i giornalisti sono “velinari” della Questura.
Sollecitato dagli organizzatori prende la parola Monsignor Luigi Bettazzi che conclude il suo breve intervento con incisive parole che fungono da stimolo : ”La pace non basta sognarla, bisogna costruirla tutti insieme; voi siete sulla strada giusta, continuate così; noi siamo con voi”.

Prende quindi la parola Patrick Boylan, rete No War, redazione di Peace Link, Statunitensi per la pace e la giustizia, duramente critico con la Tavola della pace. Denuncia le connivenze tra politici e azionisti di fabbriche di armi: spesso le due figure coincidono. I media presentano come esperti militari quelli che sono azionisti fabbricanti di armi. Presenta schede e filmati con nomi e cognomi di amministratori pubblici detentori di pacchetti azionari di fabbriche di armi. Neocon lodano Obama, purchè attacchi la Siria. Denuncia la concentrazione del controllo delle testate giornalistiche. Occorre dotarci di mezzi; qualcosa c’è già: Libera TV, Peacelink on air.
Raffaele Simonetti, attivista milanese per la Palestina, ricorda in specifico come nel 2011 è stata trattata dai media la “contro kermesse” di Milano e cioè l’insieme di iniziative che per giorni hanno contrastato la mistificazione informativa di Israele.
Nell'intervento di Domenico Argirò del Movimento No F-35 del Novarese si è riferito del rapporto tra azioni di protesta territoriali contro gli F-35 e stampa locale. In particolare sono stati fatti vedere, sullo schermo predisposto, alcuni articoli tratti dalle Cronache del Novarese de La Stampa, dal Corriere di Novara e da Tribuna Novarese, che coprono un arco temporale che va dal maggio del 2007 all'autunno del 2013. Anche dalla lettura dei soli titoli di questi articoli e dall'analisi delle fotografie che li accompagnano, si può notare un'evoluzione nella considerazione delle azioni di contrasto del progetto di costruzione dei nuovi cacciabombardieri statunitensi. Si passa infatti da una sorta di criminalizzazione preventiva dei manifestanti ad una considerazione più attenta delle ragioni degli oppositori del progetto in questione, pur permanendo una discreta sottovalutazione dell'impatto sociale delle azioni di protesta ed una valorizzazione, a volte eccessiva, degli argomenti sostenuti dagli attori istituzionali coinvolti nel progetto stesso.

Infine Elio Pagani , di DisArmiAmoLaPace e No M346 ad Israele, ha sintetizzato una sua ricerca (pubblicata integralmente sul blog del forum contro la guerra) circa il rapporto tra il progetto comunicativo del Comitato “Nessun M346 a Israele” e i mass-
media varesini, in relazione alla manifestazione del 13 ottobre 2012 contro la vendita degli addestratori armati di AleniaAermacchi ad Israele. Pagani ha invitato a considerare i limiti del progetto comunicativo del Comitato, ma anche quelli dei mass-media locali. Per essi c’è da chiedersi se siano in grado di “fare opinione” (e come) o semplicemente si limitino a “descrivere” fatti ed opinioni diffuse, se siano capaci di “fare ricerca” e “giornalismo di inchiesta”, o se siano solo in grado di fare da cassa di risonanza di soggetti forti, in particolare delle imprese a produzione militare (che hanno coniato l’immagine accattivante della “Provincia con le ali”).
-In realtà sappiamo-, ha concluso Pagani, - che anche in seno ai mass-media locali operano giornalisti capaci di fare inchiesta, ad esempio sulla malavita organizzata o su crimini di altra natura, e che per questa ragione hanno subito pressioni e minacce; perché allora è così difficile anche per loro guardare con occhio più critico la produzione bellica ed i suoi effetti? -

Ci si saluta, ancora una volta arricchiti da contributi importanti, confortati dalla consapevolezza di essere in tanti a pensare e dire le cose giuste, amareggiati dalla episodicità del lavoro comune.
Il costituendo Forum dovrebbe, nelle nostre intenzioni, ovviare a questo limite.

domenica 12 gennaio 2014

martedì 10 dicembre 2013

Relazione: "Mass-media locali e iniziative contro la guerra in provincia di Varese" di Elio Pagani


Di seguito, pubblichiamo l'importante relazione di Elio Pagani sul rapporto tra mass-media locali ed iniziative contro la guerra nella Provincia di Varese.


"Con questa ricerca si analizza il materiale documentario relativo alla gestione della comunicazione da parte del Comitato “NoM346 a Israele” ed in particolare sulla sua relazione con i mass-media varesini, in modo da favorire una riflessione approfondita su questo tema, individuando sia le criticità del “progetto comunicativo del Comitato”, sia i criteri ed i limiti della “risposta” che i mass-media territoriali hanno dato ai problemi sollevati dal Comitato stesso.

L’autore è consapevole dei limiti di questa riflessione, ed auspica che ci possa essere un approfondimento ulteriore.
Non solo si può apprendere dagli eventuali errori commessi, ma uno studio più adeguato su questo tema può favorire la costruzione di una strategia di comunicazione e di relazione con i mass-media più efficace, che tenga cioè conto delle caratteristiche specifiche di questi interlocutori."

Per continuare a leggere la relazione vai al link:  https://docs.google.com/file/d/0By8Qf3iTwi0xWWJfVEVZVE50dE0/edit?pli=1

lunedì 9 dicembre 2013

VIDEO convegno "Informazione e guerra"

Pubblichiamo alcuni video del convegno "Informazione e Guerra" realizzati da ecoinformazioni



Filippo Bianchetti - Introduzione dei relatori:



Intervento di Raffaele Simonetti:



Intervento di Giorgio Beretta:

https://www.youtube.com/watch?v=ketDoNDQenU&list=UU1CxuFS6A7kHu_p5uGD8Dbw


Intervento di Giulietto Chiesa:


Domande a Giulietto Chiesa (parte 1):


Domande a Giulietto Chiesa (parte 2):

https://www.youtube.com/watch?v=umQHvBepA4Y&list=UU1CxuFS6A7kHu_p5uGD8Dbw

Domande a Giulietto Chiesa (parte 3):

https://www.youtube.com/watch?v=OWfYZc2LXLU&list=UU1CxuFS6A7kHu_p5uGD8Dbw


Intervento di Patrick Boylan:



Intervento di Domenico Argirò:



Intervento di Elio Pagani:
https://www.youtube.com/watch?v=bCkYMwaqW50&list=UU1CxuFS6A7kHu_p5uGD8Dbw


Intervento di Marco Banfi:



Intervento di Gigi Richetto (parte 1):


Intervento di Gigi Richetto (parte2): 



Conclusione di Filippo Bianchetti:

https://www.youtube.com/watch?v=IvN3B-SFUeY&list=UU1CxuFS6A7kHu_p5uGD8Dbw

domenica 8 dicembre 2013

VIDEO CAMPAGNA: Taglia le ali alle armi contro gli F-35

"I video vogliono essere nuovo strumento di rilancio della mobilitazione che dal 2009 si oppone ai cacciabombardieri F-35, cercando di far riflettere su usi migliori dei fondi pubblici. L’attenzione sul tema generale delle spese militari, e in particolare del programma JSF, deve rimanere sempre alta e non si deve circoscrivere solo ai momenti di voto parlamentare. Gli argomenti trattati (nel secondo video: i fondi di supporto a persone e famiglie con disabilità) sono tra quelli che vanno ad incidere quotidianamente sulla vita di molti italiani ed italiane, molto più dei cacciabombardieri. Per tali motivi “Taglia le ali alle armi” intende sottolineare in chiave ironica la preoccupante inutilità dei soldi investiti negli F-35 e rendere visibile la contrarietà degli italiani - ormai diffusa e maggioritaria – nei confronti di questi cacciabombardieri."

http://www.youtube.com/watch?v=LIh8G3ufSsY&feature=share&list=PLA7fw5RyQPJxR-x0MERYAVGzQudMpobdb&index=1

http://youtu.be/6JVzoKlvcdU

Altri video sono disponibili sul canale youtube di RID:

https://www.youtube.com/user/ReteItalianaDisarmo

ARTICOLO e VIDEO sul convegno "Informazione e guerra" - di Ecoinformazioni

Informazione e guerra: guardando il mondo da Venegono


È cominciato nella mattinata di sabato 7 dicembre l’incontro organizzato dal Forum contro la guerra al Castello dei Comboniani di Venegono Superiore e dedicato al tema “Informazione e guerra”, un tema centrale per le pratiche e la teoria del movimento pacifista.
L’incontro si è avviato davanti a un pubblico non troppo numeroso, che si è andato però via via infoltendo nel corso della mattina, fin quasi a riempire l’austera sala del Castello di Venegono Superiore, splendida casa dei missionari Comboniani e sede del Forum contro la guerra. Tra il pubblico era anche presente, salutato da un affettuoso applauso, Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea e storico esponente del pacifismo cattolico.
Dopo i saluti di padre Massimo dei Comboniani, che ha anche letto un messaggio pervenuto da Alex Zanotelli con un accorato appello per la costituzione di un vero coordinamento nazionale tra tutte le associazioni e i movimenti che si oppongono alla guerra, i lavori hanno preso avvio con l’intervento di Raffaello Zordan, giornalista di “Nigrizia”. Il suo intervento, più ancora che all’Africa – com’era nelle intenzioni del titolo – è stato dedicato a una riflessione sul ruolo dell’informazione in generale, mettendo avanti l’esigenza di andare oltre la notizia spicciola, per raccontare antefatti e contesto; ha quindi parlato anche di Africa (per esempio ricordando come una maggiore attenzione da parte dell’Unione Africana avrebbe potuto prevenire l’intervento armato della Francia in Mali), ma anche delle campagne pacifiste in Italia, come quella sulle “banche armate” promossa anni fa anche da “Nigrizia”. A questo proposito ha ricordato come – per non lasciare cadere l’argomento – la rivista interpellò dopo qualche anno tutte le 255 diocesi italiane per verificare come si comportassero nei confronti delle banche, appunto. Dopo ben tre solleciti, solo 4 diocesi risposero e solo una in realtà manifestando interessamento per le motivazioni della campagna!
Marinella Carreggia, eco-attivista, giornalista e scrittrice, ha messo al centro del suo intervento il ruolo fondamentale della disinformazione e della disattenzione nella gestione mediatica delle guerre. È quello che lei ha definito come “il poligono di tiro del ‘bene’”, cioè una sorta di circuito in cui l’obiettivo è quello di far continuare le guerre, anche oltre la loro fine ufficiale. A tale “poligono” partecipano non solo gli stati belligeranti, ma anche alcune ong – assai superficiali e disattente nella gestione delle informazioni (in più di un caso ong, riconosciute per il loro encomiabile lavoro a sostegno dei diritti umani,  si sono dovute scusare a distanza di tempo per vistosi abbagli riguardo la situazione di guerra di molti paesi…) – e soprattutto il mondo del web, oggi considerato fonte insostituibile di testimonianze “in tempo reale” e “in presa diretta” dai focolai di tensione, ma purtroppo molto spesso anche fonte di vere e proprie campagne di disinformazione o quantomeno di orientamento dell’opinione pubblica. “Noi non siamo ancora sufficientemente vaccinati contro la propaganda”, ha sottolineato la relatrice, e ha anche ricordato che la lotta contro la guerra va condotta a tutti i livelli, compresi quelli economici, che molto spesso sono altrettanto efficaci di quelli politici (il che non vuol dire applicare feroci embarghi ai paesi sgraditi, ma vuol dire far uso delle sanzioni e del boicottaggio da parte delle popolazioni).
Paolo Borgognone, giovane ricercatore e memebro del Centro per le iniziative per la Verità e la Giustizia, ha tenuto una ricca (e forse fin troppo forbita) relazione sulla cultura giovanile “nella prospettiva di una società virtualizzata”. In sostanza, il controllo sociale si applica in funzione di una società di consumatori, e ciò si riverbera in giovani generazioni sostanzialmente ignare della storia e genericamente obbedienti alle esigenze commerciali. Da questo punto di vista la esponenziale importanza del “mondo virtuale” (internet compresa) è perfettamente omologata a questo modello di società.
Dopo una pausa “di alleggerimento” – come è stata definita – con la presentazione dei due primi clip video della campagna contro gli F 35, la mattinata si è conclusa con due ulteriori interventi.
Nanni Salio, del Centro Studi Sereno Regis di Torino, ha messo al centro del suo intervento su “Verità e guerra” tre punti. Il primo: la guerra è una bugia; nasce dalla manipolazione dell’informazione; e allora la domanda è “perché continuiamo a crederci?”. Da questa domanda deriva il secondo punto: che cosa non sappiamo? Il vero problema è che tutte le persone che si oppongono alla guerra non riescono ad essere efficaci contro il complesso militare-industriale-scientifico-mediatico al servizio della guerra; c’è un problema di capacita interpretativa, nel non riuscire a identificare gli snodi fondamentali della filiera che produce armi e guerra. Quindi il pacifismo cerca di intervenire solo a cose fatte: non quando si comincia a progettare i droni, ma solo quando questi sono in grado di operare e di seminare morte; inoltre il pacifismo non è ancora in grado di proporre soluzioni concrete di gestione non bellica dei conflitti. “Non basta la denuncia” ha ricordato Salio, “bisogna anche saper dire cosa fare”. Il terzo punto attiene perciò al “che fare?” A fronte di un movimento per la pace ancora magmatico e poco organizzato, bisogna riuscire a mettere in campo una “logistica di pace”, realtà in grado di finanziarsi, di svolgere un lavoro analitico continuativo e quindi di operare concretamente. La proposta – minima ma praticabile – è quella di autotassarsi di un euro al giorno.
L’ultimo intervento è stato quello via web di Maria Elena Delia (bloccata da un incidente alla caviglia) con un intenso ricordo del lavoro di Vittorio Arrigoni e una profonda riflessione sul ruolo della testimonianza partecipata in contesti di guerra, come quello di Gaza sotto i bombardamenti israeliani dell’operazione Piombo fuso.
Moltissima carne al fuoco (ma qualcuna, dal pubblico, ha corretto “verdura al fuoco!”) per una discussione assai impegnativa ma essenziale per il futuro non solo del movimento per la pace, ma soprattutto della società nel suo complesso. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Guarda sul canale di ecoinformazioni i video degli interventi nella sessione pomeridiana dei lavori e l'articolo inerente alla seconda parte del convegno: http://ecoinformazioni.wordpress.com/2013/12/07/linformazione-come-vittima-ostaggio-e-arma-di-guerra/


FONTE: